Lavori

uadrante monumentale a olignano
Ascoli Piceno

 

Panoramica aerea (da 5 foto) del quadrante in funzioneel 2005 l’amministrazione comunale di Folignano (AP) stava realizzando una struttura in località Case di Coccia, un edificio a due piani in parte sottostrada, coperto da una terrazza e con un piccolo giardino attrezzato con giochi per bambini.

I locali coperti sarebbero serviti per accogliere attività aggregative come conferenze ecc. con una sala appositamente attrezzata, mentre la terrazza, trovandosi a livello stradale ed affacciandosi sul sottostante pendio attraversato dal torrente Marino, avrebbe costituito un belvedere e si sarebbe prestata per attività ludico-ricreative all’aperto, essendo stato previsto di delimitarla con una gradonata, per accogliere spettacoli e manifestazioni da tenersi nella bella stagione.

La superficie della terrazza, di circa 300 m², rimanendo sostanzialmente sgombra si sarebbe prestata ottimamente come quadrante solare (fig. 1), esposta come sarebbe stata, vista la sua collocazione.

Pertanto, trovandosi il nostro studio in ottimi rapporti con l’amministrazione e l’ufficio tecnico del comune di Folignano, non perdemmo l’occasione, una volta saputo dell’intervento in corso ed essendo ancora in tempo, per proporre un’integrazione al progetto corrente, una modifica tutto sommato “incruenta” che avrebbe richiesto soltanto l’inserimento di un elemento verticale (lo gnomone) a margine della piazza ed un diverso disegno nella pavimentazione in porfido già prevista, senza stravolgere gli spazi o interferire con l’uso previsto per la struttura.

La planimetria (sc. 1:50) sottoposta all’amministrazioneCosì, descritta prima verbalmente poi con un progetto preliminare ed un bozzetto (fig. 2) la nostra idea al sindaco e ai tecnici, incontrato il loro apprezzamento e verificata la fattibilità sia tecnica sia economica della nostra idea, ricevemmo l’incarico formale di progettare un quadrante solare monumentale per la terrazza, che inserendosi in uno spazio già destinato ad attività ricreative e culturali ne avrebbe accresciuto la valenza anche didattica, mostrando a tutti, non solo ai bambini, il significato dei cicli diurno e stagionale messi in moto dal Sole in cielo.

Dunque senza perdere tempo prezioso ci mettemmo al lavoro e sviluppammo il nostro progetto, che prevedeva un quadrante costituito da:

Non fu ritenuta necessaria la presenza di un motto, elemento che invece si trova spesso in queste opere.

Il progetto fu approvato appena in tempo, mentre i lavori della struttura avevano ormai raggiunto il solaio di copertura. L’accorgimento che si rese necessario per inserire il nostro manufatto fu infatti quello di predisporre, prima della gettata (fig. 3), l’area in cui sarebbe svettato lo gnomone rinforzandola con due cordoli trasversali.

Panoramica (da 5 foto) del solaio della terrazza che fungerà da quadrante dell’orologio-calendario, appena completata la gettata

Il progetto esecutivo dello gnomonea prima operazione da compiere una volta che fosse stata disponibile la superficie del quadrante su cui operare sarebbe stata la collocazione dello gnomone, con le caratteristiche previste in fase di progetto ed ovviamente nella relativa posizione.

Lo gnomone sarebbe stato polare, dunque inclinato, anziché ortogonale e verticale: la sua realizzazione quindi sarebbe stata sì più impegnativa ed avrebbe richiesto qualche accorgimento, ma nelle nostre intenzioni questo avrebbe significato una miglior lettura dell’ora (moderna) grazie all’allineamento dell’ombra dell’intero stilo (del suo tratto polare) tra le linee sul quadrante.

Le sue dimensioni, considerando l’estensione del quadrante ed il disegno delle linee dello schema cronometrico, lo avrebbero portato, da progetto, ad essere alto 4.50 m.

Vicino all’angolo sud della terrazza vengono realizzati due pilastri in cemento armato che sosterranno lo gnomone, polare (condizione peraltro intuibile dalla maggiore altezza del pilastro settentrionale, a destra). I pilastri ovviamente sono allineati lungo il meridiano locale, che si può distinguere tracciato a terra di colore rossoPer motivi soprattutto di sicurezza, più che per difficoltà tecniche, escludemmo di far estendere lo gnomone per l’intero tratto polare, cioè dal centro O dell’orologio, punto d’intersezione dell’asse polare di esso col quadrante, al punto gnomonico G, vertice dello stesso, collocato a quell’altezza sulla piazza: vandali o ragazzini spericolati ci si sarebbero potuti arrampicare sopra mettendo a rischio la loro incolumità oltre alla stabilità dello strumento.

Perciò scegliemmo, come spesso si fa, di materializzare solo il tratto polare superiore dello gnomone, più o meno da metà lunghezza fino all’estremità del punto gnomonico, e concepimmo che si sviluppasse come un tratto costituito da una trave obliqua in cemento armato, di sezione quadrata (30×30 cm), che proseguisse poi con un tubo di ferro (ø 20 cm) ed una sfera terminale (ø 40 cm); il tutto retto da due pilastrini in c.a. (30×30 cm) su cui avrebbe appoggiato la trave; alla base di questa forcella un sedile in pietra (fig. 4).

Dunque una volta ultimato il solaio di copertura, completatane la gettata, potemmo impostare l’erezione dei pilastri che avrebbero retto lo gnomone.

Per prima cosa fissammo sul solaio la posizione del baricentro del pilastro nord, grazie ad alcuni punti chiave scelti allo scopo in planimetria, quindi individuammo con la massima cura il meridiano locale passante per quel puntoIl metodo usato è stato quello dell’ombra di un filo a piombo all’istante del transito del Sole il 22/5/2006, alle 13:02:05. Il filo è stato appeso ad una forcella alta circa 4 m e in cima ad esso è stato collocato una specie di “galleggiante” sferico la cui ombra fosse distinguibile anche a grande distanza con relativa precisione (grazie alla sua forma, non casuale). Naturalmente si è provveduto a stabilizzarlo evitando che all’istante fatidico del transito dondolasse al minimo alito di vento., potendo così posizionare, 80 cm più a sud, anche il baricentro dell’altro pilastro.

Il sostegno per lo gnomone viene completato gettando una trave obliqua in c.a. appoggiata sui pilastri, inclinata <i>polarmente</i>, cioè formando col piano orizzontale un angolo uguale alla latitudine locale (di qui la maggior altezza del pilastro settentrionale)Individuati così i punti dove collocare i pilastrini si procedette ad erigerli, contando sul fatto che in quei due punti, sotto la soletta, correvano i due cordoli rinforzati predisposti allo scopo, come detto sopra: si forò perciò il solaio, infiggendo quattro ferri di ripresa per ciascun pilastro, ancorati con resina per una profondità di 20 cm (come da esecutivo di fig. 4), sui quali legare poi le armature dei pilastri, tirandoli su (fig. 5).

Una volta eretti i pilastri, provvedemmo a modellare la trave obliqua di raccordo, che si sarebbe dovuta venire a trovare naturalmente all’altezza prevista da progetto (tenendo conto ovviamente degli spessori aggiuntivi dell’isolamento, del massetto, della pavimentazione che avrebbero aumentato la quota finale di oltre 20 cm), ma che, condizione ancor più delicata ed imprescindibile, avrebbe dovuto avere un orientamento ben preciso.

Infatti raccordando i due pilastri, allineati, come detto, col meridiano, anche la trave si sarebbe dovuta sviluppare in direzione nord-sud ma soprattutto sarebbe dovuta “svettare” verso nord salendo rispetto al piano orizzontale di un angolo pari alla latitudine locale, cioè 42.8°, per mantenersi parallela (come lo gnomone che avrebbe accolto in seguito) all’asse polare terrestre (fig. 4).

Pertanto massima cura fu impiegata nell’armare e “casserare” la trave obliqua, che venne gettata e modellata alla quota e con l’orientamento voluti (fig. 6).

entre in cantiere si provvedeva a realizzare la “forcella” in c.a., in officina il fabbro realizzava lo gnomone vero e proprio, costituito da un tubo e da una sfera ottenuta saldando e levigando diversi spicchi in lamiera; il tutto per una lunghezza complessiva di 1.60 m e verniciato color bronzo (figg. 7).

Lo gnomone grezzo, appena terminato di modellare in officina (la sfera, in particolare, è composta di spicchi di lamiera, saldati e levigati)… … ed in cantiere, dopo essere stato rifinito e verniciato, pronto per essere ancorato alla trave in c.a.

Lo gnomone sarebbe stato fissato alla trave avvitandone saldamente la base, costituita da una piastra opportunamente preparata (fig. 8a), alla testa di quella (fig. 8b) mediante barre filettate e dadi (figg. 9 e 10).

Particolare della piastra alla base del tubo dello gnomone, coi fori predisposti per l’ancoraggio di questo alla trave in c.a.… … e traccia della piastra di base dello gnomone sulla testa della trave, segnata per predisporre l’ancoraggio di quello
Gli operai forano la trave in corrispondenza dei quattro punti di ancoraggio della piastra metallica Nei quattro angoli della testa della trave vengono affogate con resina le barre filettate a cui avvitare la base dello gnomone
Finalmente si applica lo gnomone alla trave, momento “epico” immortalato in quest’immagine evocativa Lo gnomone vero e proprio, costituito dal tubo e dalla sfera, è stato fissato definitivamente alla trave, avvitandone saldamente la base con 4 dadi alle barre d’acciaio cementate nella stessa

Come si può intuire dalle immagini precedenti la trave obliqua, sebbene progettata a sezione quadrata di misure 30×30 cm, è stata poi erroneamente dimensionata più alta del dovuto, circa 35 cm, in cantiere in fase di getto del calcestruzzo: la svista, per l’appunto, ha riguardato solo la gettata, sovrabbondante, e non il dimensionamento dell’armatura (le staffe e i ferri longitudinali), correttamente realizzata e disposta all’interno della sezione prevista.

Perciò, resici conto dell’errore, non è stato per fortuna difficile correggerlo, semplicemente segando via lo strato di cemento in eccesso, i 5 cm di estradosso, senza pericolo d’intaccare le armature interne (figg. 11). L’operazione si è svolta in un paio d’ore senza particolari difficoltà, a parte le nuvole di polvere che hanno avvolto il volenteroso operaio che si è occupato dell’intervento…

Si ritocca la trave, erroneamente dimensionata di sezione esageratamente alta in fase di getto del calcestruzzo… … segando lo strato superiore di cemento in eccesso (5 cm)

Planimetria esecutiva riepilogativa
Disegno esecutivo per il marmista, con i pezzi da lavorare

el frattempo nell’officina del marmista si era avviata la preparazione degli elementi lapidei e laterizi che avrebbero contrassegnato lo schema cronometrico dell’impianto solare.

Come si può vedere dalla planimetria in fig. 2 ed ancora meglio nei disegni esecutivi delle figg. 12 e 13, avevamo previsto di “intarsiare” nella pavimentazione di riempimento in porfido i seguenti elementi indicatori, dei quali predisponemmo così la lavorazione:

1.

il taglioSebbene da completare dopo la gettata del massetto, per i motivi spiegati qui di seguito. delle lastre in Travertino Chiaro (pietra tipica della zona) che avrebbero costituito le 9 linee orarie moderne, le 9 mezz’ore e le 7 linee diurne zodiacali, con larghezze, rispettivamente, di 25 cm, 15 cm e 20 cm ed uno sviluppo lineare complessivo di circa 250 m;

2.

il taglio e l’incisione di 9 dischi da 60 cm ø in pietra Silvia Oro per i numeri delle ore moderne ed il simbolo del nord (più uno spicchio ad indicarne direzione e verso);

3.

il taglio e l’incisione di 12 dischi da 60 cm ø in pietra Silvia Oro per i simboli zodiacali;

4.

il taglio e l’incisione su laterizio di 10 numeri per le linee orarie pseudo-italiche e 3 scritte per la linea diurna di san Gennaro, per il meridiano e per il parallelo locali;

5.

il taglio e l’incisione del pannello esplicativo da 1.98×1.45 m (in due lastre) in pietra Silvia Oro con le istruzioni e l’equazione del tempo localizzata;

6.

il taglio e l’incisione di 1 disco da 25 cm ø in pietra Silvia Oro per il nostro logo.

Nel “tessere” la maglia di linee cronometriche ci apparve chiara la gerarchia che le varie tipologie e le relative funzioni avrebbero assunto, in considerazione della loro sovrapposizione, del loro intrecciarsi:

Considerando lo spessore previsto per la pavimentazione in porfido tutti gli elementi da intarsio (lastre, dischi, mattoni, pannello) sarebbero dovuti essere spessi 3 cm.

Con queste direttive il marmista portò avanti l’incisione dei singoli pezzi, lavoro completato in maniera impeccabile ed in tempi relativamente brevi (fig. 14).

Il marmista ha inciso gli elementi (da completare a mosaico) della pavimentazione che riporteranno scritte e numeri per il quadrante: qui un mattone che contrassegnerà la seconda ora (pseudo-)italicaNel frattempo avevamo “reclutato” anche la nostra brava mosaicista per discutere insieme a lei su quali materiali usare per il riempimento delle incisioni dei vari elementi.

Così concordammo di rifinire i vari elementi come segue:

1.

i 9 dischi coi numeri delle ore moderne e col simbolo del nord sarebbero stati riempiti a mosaico con tessere Verde Guatemala;

2.

nei 12 dischi coi segni zodiacali i simboli e i nomi sarebbero stati riempiti a mosaico con tessere Rosso Levanto, mentre le date sarebbero state boiaccate;

3.

i numeri e le scritte nei mattoni sarebbero stati riempiti a mosaico con tessere Travertino Chiaro;

4.

nel pannello esplicativo le istruzioni nonché le scritte e le linee di riferimento dell’equazione del tempo localizzata sarebbero state riempite a mosaico con tessere Rosso Levanto, la curva in tessere Travertino Giallo Persiano, mentre i nomi degli autori sarebbero stati boiaccati;

5.

le scritte del logo sarebbero state riempite a mosaico con tessere colorate.

Mentre il marmista completava le incisioni dei pezzi la mosaicista ebbe così il tempo di preparare i materiali che le sarebbero serviti di lì a poco per gli intarsi.

Quando i pezzi incisi furono pronti intervenne perciò lei a completarne la rifinitura coi mosaici (figg. 15).

Il disco che contrassegnerà la linea oraria delle 9 moderne, appena completato nel riempimento a mosaico (da ripulire): la lastra è in pietra Silvia Oro (ø 60 cm, sp. 3 cm), le tessere in marmo Verde Guatemala Dettaglio del disco (Silvia Oro) dell’ora moderna delle 4, durante le fasi del riempimento a mosaico (Verde Guatemala)

quel punto tutto era pronto per stendere il quadrante a terra… o quasi.

Rilievo del piano quotato (Tav. 5a del progetto esecutivo)Sì, perché è vero che la superficie del solaio era stata realizzata, lo gnomone eretto ed allineato ed i pezzi dello schema (linee, numeri, scritte) lavorati e pronti alla posa, ma la superficie del quadrante vero e proprio era ancora tutta da definire e verificare.

Il fatto è che il solaio costituiva solo una base, un sottofondo per quella che sarebbe stata poi la vera superficie del quadrante, la pavimentazione in porfido e gli inserti in pietra e mattoni dello schema; in particolare, oltre alle altezze e agli spessori che avrebbero innalzato la quota del quadrante (da tenere pure in considerazione), il solaio, l’estradosso della soletta era una superficie orizzontale, condizione illusoria, da non accettare.

Sapevamo infatti che, com’è prassi, una terrazza di copertura di un fabbricato, quindi esposta oltre che al Sole anche alle intemperie e alla pioggia, avrebbe dovuto garantire il deflusso delle acque meteoriche assumendo un minimo di pendenza, dell’ordine dell’1 o del 2% (come avviene nei comuni balconi: chi non ha mai notato la sensibile pendenza del pavimento di quelli verso il parapetto?).

Tecnicamente la soluzione sarebbe stata ottenuta stendendo il massetto dandogli la pendenza voluta e su quello posando la pavimentazione. Con il perimetro alla quota inferiore collocato verso l’esterno, lungo la strada, sarebbe stato facile raccogliere, convogliare e smaltire l’acqua piovana.

Questa superficie pendente, dunque, con un’inclinazione e una declinazione tutte da definire, sarebbe stata la superficie vera e propria del nostro eliocronometro. Ci trovavamo pertanto in quella fase intermedia in cui avremmo potuto definire noi l’orientamento della “falda”, oppure lasciare la decisione ai progettisti della struttura, adeguandoci di conseguenza. Parlando coi tecnici si scelse questa seconda soluzione. Per non condizionare troppo i lavori dell’impresa lasciammo che gli operai realizzassero il massetto di pendenza nella maniera più opportuna. Fu solo a lavoro ultimato che intervenimmo e riprendemmo in mano il cantiere.

Definizione dei due <i>semi-quadranti</i> (Tav. 5b del progetto esecutivo)Col massetto steso ora a noi non toccava altro che rilevarne la pendenza, l’entità e l’orientamento e su quei dati reimpostare il calcolo dello schema cronometrico e, prevedibilmente, ritoccare il disegno della pavimentazione. Com’è facile immaginare, infatti, il progetto preliminare era stato impostato considerando orizzontale la superficie del quadrante, ma quella condizione ormai non era più accettabile…

Ma perché tutto questo disturbo, questa preoccupazione? Se anziché orizzontale il quadrante ora fosse diventato impercettibilmente inclinato, con una pendenza dell’ordine dell’1%, chi mai si sarebbe accorto della differenza? Di quanto si sarebbero dovute riposizionare rispetto alla prima impostazione le fasce delle ore e delle date? Di quanto sarebbero stati gli scarti, gli errori tra l’ora e la data segnate su uno schema posizionato male e quelle reali?

Naturalmente gli scarti ci sarebbero stati e sarebbero stati ben percepibili, viste le dimensioni dello strumento. E noi di quello ci preoccupavamo.

Considerando infatti come esempio la posizione della curva del solstizio d’inverno, la più lontana dallo gnomone e perciò anche la più alta, poiché il massetto avrebbe avuto il maggior spessore sul solaio proprio in quella zona (correndo la strada e le caditoie verso cui far defluire l’acqua a sud-est dello gnomone), quella sarebbe corsa diversi decimetri più lontano del dovuto se non avessimo tenuto conto dell’inclinazione del quadrante! Diversi decimetri, non centimetriEsempio nell’esempio: l’errore si sarebbe manifestato in misura minore con l’ombra più corta, cioè al mezzogiorno, ammontando comunque inaccettabilmente a quasi venti centimetri, che sarebbero però aumentati nelle altre ore, diventando già venticinque alle due e così via.

Insomma, avremmo commesso una grossa ingenuità a non considerare quell’1% di pendenza.

Con questa consapevolezza in mente dovevamo perciò scoprire come fosse stato steso il massetto e come fosse orientato.

Definizione dei due <i>ortostili</i> (Tav. 6 del progetto esecutivo)Demmo perciò incarico ad un topografo di rilevarne un piano quotato (fig. 16), i cui risultati ci convinsero dell’aver intrapreso la strada giusta, pur se con una piccola complicazione in più… Come infatti emerse dall’analisi dei risultati la superficie del massetto poteva considerarsi distinguibile in ben due aree, con diverse, seppur leggermente, pendenze (tra l’1.1 e l’1.5%) e diversi, più marcatamente, orientamenti.

Schematizzammo perciò, ai nostri fini, la distinzione delle due zone e le diverse pendenze e relative direzioni, ricavandone così i dati gnomonici necessari a rieseguire i calcoli con maggior precisione ed attinenza alla realtà. Come riportato nella tav. 5b del nostro progetto esecutivo (fig. 17) le due zone, da considerare a quel punto come due distinti quadranti, benché confinanti (divisi da una linea di compluvio orientata in direzione NNO-SSE), o come due semi-quadranti, uno più ad ovest e l’altro più ad est, porzioni di un’area più estesa, potevano considerarsi così orientate:

(Le due rette di massima pendenza tracciate in planimetria, oltre che consentire di ricavare le declinazioni, misurano la distanza orizzontale di coppie di isoipse con un dislivello di 10 cm, permettendo in questo modo di ricavare anche le inclinazioni: es. arctan(10/682)=0.84°, da cui, secondo la nostra convenzione, i=90°−0.84°=+89.16°.)

Con questi nuovi, sudati valori finalmente acquisiti potemmo ricalcolare il quadrante, anzi i due semi-quadranti, che avremmo poi ricucito lungo la comune linea di confine.

Allo scopo occorse considerare che ciascun semi-quadrante, col proprio orientamento spaziale, avrebbe avuto rispetto allo gnomone, comune e polare, ed in particolare rispetto al punto gnomonico G (il centro della sfera) un proprio ortostilo, un proprio piede.

Preparammo perciò un disegno esecutivo particolareggiato dei punti chiave (fig. 18) da usare come riferimento per non confonderci nelle delicate fasi preliminari della posa.

Uno stralcio del progetto esecutivo con cui iniziammo a tracciare sul massetto la “ragnatela” dello schema cronometricoicomposta la planimetria verificammo che era sensibilmente diversa, come sapevamo, nella posizione di tutte le linee, specie quelle diurne più lontane dallo gnomone, e nella loro lunghezza, specie di quelle orarie moderne, ma senza che questo stravolgesse il nostro progetto.

Redatto quindi il nuovo esecutivo per il marmista, con le lunghezze definitive per le fasce in travertino che poterono così essere tagliate su misura e correttamente sagomate per le estremità (come anticipavamo sopra) e quello per il cantiere (di cui uno stralcio in fig. 19), finalmente passammo alla fase concreta della posa dello schema orario e calendariale a terra, rappresentata innanzitutto dal tracciamento delle linee-guida (gli assi di ciascuna fascia di pietra o laterizio) sul massetto, con spago, fettuccia e vernice rossa (fig. 20).

La delicata operazione, svolta in prima persona dall’autore insieme ad un paziente operaio, si svolse in una giornata e mezza di lavoro, preferendo evitare la fretta e l’approssimazione per un compito apparentemente banale, a favore di accuratezza e affidabilità (numerose furono le verifiche man mano che si procedeva).

Panoramica del massetto (diviso in due distinte zone dalla linea tratteggiata) su cui si sono tracciati gli schemi delle linee orarie moderne (quelle numerate), pseudo-italiche (quelle “oblique”) e calendariali, necessari a guidare la successiva posa delle fasce in pietra e mattoniCompletata quella fase, avevamo tracciato tutti gli assi dello schema sul massetto (vedi anche la fig. 12):

Con quella griglia di riferimento tracciata a terra eravamo pronti alla fase successiva: la posa delle fasce e dei dischi.

on i pezzi pronti in cantiere, precedentemente lavorati e preparati dal marmista e dalla mosaicista, gli operai iniziarono a comporre una specie di rompicapo, di mosaico di pezzi sagomati, tagliati, numerati, tutti diversi e destinati ciascuno al proprio posto.

Seguimmo ovviamente da vicino costantemente il lavoro di posa per scongiurare errori, dirigendo e documentando le varie fasi delle operazioni, come si può vedere da questa selezione di immagini:

Sugli assi tracciati a terra si stende per prova la prima linea oraria: non poteva che essere la <i>meridiana</i> La prima lastra del quadrante ad essere posata: il tratto della <i>meridiana</i> a ridosso del solstizio estivo; da lì si prosegue verso nord
Si pavimenta il disco che rappresenta un po’ il cuore del quadrante e dello strumento… … La “M” della <i>meridiana</i> (mezzogiorno) e del meridiano
Si prosegue la posa delle fasce e dei dischi delle linee orarie moderne Con alcuni giorni di lavoro si posano le altre linee dello schema cronometrico: quelle delle mezz’ore moderne, quelle delle ore pseudo-italiche, quelle delle linee diurne zodiacali coi relativi dischi dei simboli e quella diurna patronale

Completata la posa del grigliato di pietra e mattoni dello schema orario e calendariale il lavoro più delicato poteva dirsi concluso.

Ecco in tre panoramiche come si presentava il cantiere al termine di quella fase:

Panoramica (da 5 foto) dello schema orario e calendariale appena completato, visto da un punto chiave (come si può intuire dall’andamento delle linee orarie moderne nell’immagine, tutte verticali): la verticale del centro dell’orologio

Panoramica (da 6 foto) dello schema orario e calendariale appena completato, guardando verso nord-ovest. In quest’immagine si può apprezzare la forma dinamica dello gnomone, che svetta puntando dritto alla stella <em>polare</em>

Panoramica (da 7 foto) dello schema orario e calendariale appena completato, guardando verso sud-est

on rimaneva perciò altro da fare a quel punto che completare la pavimentazione della terrazza con le lastre in porfido, materiale previsto fin dall’inizio, riempiendo gli spazi tra le fasce e tutto il resto della superficie.

L’unico accorgimento da rispettare secondo il nostro progetto sarebbe stata la direzione delle file di lastre, posate a correre: considerando tutta la superficie da coprire divisa in 24 spicchi dalla raggiera delle linee moderne (convergenti nel centro O — vedi anche la planimetria in fig. 12), le file avrebbero dovuto correre perpendicolarmente all’asse di ciascuno spicchio, definito dalla corrispondente linea semioraria.

E così si procedette, prima posando le lastre (figg. 29 e 30) e poi stuccando le fughe (figg. 31).

In questa foto, scattata sulla <i>meridiana</i>, si vede la leggera diversa rotazione che le lastre di porfido assumono all’interno di ciascuno spicchio orario moderno, con le file a correre perpendicolari alla corrispondente linea <i>semioraria</i> centrale In questo particolare dello spicchio orario tra le 9 e le 10 moderne si coglie ancora meglio il criterio della posa delle lastre in porfido: le file corrono perpendicolarmente rispetto alla linea delle 9:30 e si notino i diversi orientamenti nei due spicchi orari adiacenti, prima delle 9 e dopo le 10
Completata la posa delle lastre in porfido, si iniziano a stuccare le fughe… … fino a riempire tutti gli interstizi

La pavimentazione del quadrante venne completata posando le fasce in laterizio del meridiano e del parallelo, intarsiate con le coordinate geografiche, il disco col nostro logo sul centro O dell’orologio e le due lastre contenenti le sintetiche istruzioni sull’uso dello strumento e l’equazione del tempo localizzata, poste ai piedi del piedistallo dello gnomone, appena a nord di questo ed a sud della curva solstiziale estiva.

Nell’occasione, accortici di una svista del marmista, intervenne la nostra collaboratrice mosaicista a ritoccare sul campo la lastra, in particolare incidendo e completando a mosaico una linea dello schema.

Nel grafico dell’equazione del tempo <i>localizzata</i>, appena pavimentata come metà del pannello esplicativo dello strumento (nell’altra metà, superiore, ancora da pavimentare, le spiegazioni),… … la nostra mosaicista ritocca una parte dello schema, intervenendo indefessamente sul campo

La copertina della <i>brochure</i> diffusa in occasione dell’inaugurazione dell’operaltimato lo strumento cronometrico, la struttura venne completata con balaustre, lampioncini, copertine (comprese le scossaline per la trave dello gnomone) ecc. e le superfici verticali intonacate e tinteggiate.

Al termine dei lavori l’amministrazione volle inaugurare il complesso con una cerimonia che si tenne la mattina del 29 marzo 2008 (fig. 33), con una discreta partecipazione di pubblico (tra cui scolaresche), durante la quale l’autore illustrò il significato ed il funzionamento degli orologi e del calendario, suscitando interesse e curiosità tra i presenti. Al termine dell’esposizione, a cerimonia conclusa, l’autore venne intervistato da un paio di giornalisti, tra i quali la cronista di una troupe televisiva locale.

Dal punto di vista tecnico grande è stata la nostra soddisfazione nel verificare fin da subito (dalla posa delle prime lastre) l’accuratezza dello strumento, preciso ben oltre il minuto come orologio ed entro un giornoRicordando che le date sono da considerarsi medie. come calendario.

Transito del Sole al meridiano locale, alle 13:07 del 21/6/2008Come esempio della prima funzione (orologio moderno) si consideri la foto in fig. 34, scattata al mezzogiorno solare, quando il Sole transita al meridiano locale.

Nella fattispecie la data era quella del 21/6/2008, e quel giorno il Sole transitava sul posto (λ: 13°38'29.3" E) alle 13:07.

Si vede bene come non solo la sfera dello gnomone ma il tubo e tutto il tratto polare dello stesso siano allineati col meridiano: be’, la foto è stata scattata proprio alle 13:07.

Riguardo alla seconda funzione (calendario), invece, si guardi la foto di fig. 35, scattata nel giorno del solstizio estivo (in effetti solo un minuto dopo la precedente).

Considerando che il Sole in quel momento si trovava ad un’altezza di 70.61° sull’orizzonte e che la sfera ha un diametro di 40 cm e che la superficie del semi-quadrante è inclinata di 0.37° sul piano orizzontale nella direzione del meridiano, l’ombra ellittica della sfera, al netto della penombra, cioè geometricamente, teoricamente sarebbe dovuta essere lunga, sull’asse maggiore, 42.3 cm.

Ombra dello gnomone al solstizio estivo 2008Disegnando sulla foto l’ellisse (dimensionandola anche grazie all’immagine del metro steso a terraNel posizionare il metro l’abbiamo appoggiato un po’ troppo “arretrato”, volendolo usare per misurare l’ellisse: in realtà, dovendosi riferire all’ombra della sfera si sarebbe dovuto trovare circa otto millimetri più verso nord, verso sinistra; in quel modo sarebbe apparso più evidente come la misura dell’asse maggiore dell’ombra ellittica della sfera si estendesse per oltre 42 centimetri, col centro (il puntino blu) appena oltre i 21 cm.), ne individuiamo il centro (perché in ultima analisi è quello che dobbiamo considerare), rappresentato dal puntino blu vicino alla misura (non corretta, ma senza importanza) dei 20.4 cm.

Be’, riferendoci al puntino, se tracciamo l’ipotetico asse della fascia solstiziale (di cui si vedono due tratti in foto, sopra e sotto la fascia della meridiana), che attraversi verticalmente la foto, vediamo che sfiora il puntino, anziché toccarlo, passandogli circa tre millimetri più a sinistra: ciò vuol dire che c’è stata un’imprecisione nel pavimentare le lastre, posate 3 mm troppo a nord…

Oppure, considerando la cosa da un altro punto di vista, possiamo esprimere la condizione dicendo che l’errore in quel punto, lungo quel tratto di linea diurna, è di meno dello 0.05%, considerando che la lunghezza d’ombra dello gnomone in quel punto sfiora i 6.50 m.

Non è certo il caso di farne un dramma, però, perché come stiamo per vedere non si tratta di un errore che si amplifica con l’allungarsi dell’ombra, coll’aumentare della distanza dallo gnomone, anzi…

Ombra dello gnomone al solstizio invernale 2008
Evidenziazione dell’ombra dello gnomone al solstizio invernale 2008

Facendo infatti una verifica in condizioni sensibilmente diverse, dall’altra parte dello schema, sei mesi dopo, al solstizio d’inverno, sempre intorno al mezzogiorno, quando le ombre non sono troppo lunghe, abbiamo riscontrato un’accuratezza in linea con quanto sopra (fig. 36a).

Tenendo conto della distanza più che raddoppiata dell’ombra della sfera dal corpo della stessa, si vede subito quanto siano più sfocati i confini dell’ellisse d’ombra e di conseguenza quanto sia più incerta e difficile la rilevazione della forma, dell’estensione e della misurazione di quella.

Per questo motivo ci siamo dovuti aiutare con uno strumento, come un filtro grafico con cui abbiamo cercato di accentuare ed evidenziare il bordo dell’ombra, esasperando luminosità e contrasto dell’immagine (fig. 36b).

Tracciando il probabile perimetro ellittico dell’ombra passante lungo i bordi di quella come risaltano sullo sfondo più chiaro del travertino delle lastre e della malta delle fughe (trascurando il disturbo causato dalle aree più scure del porfido), possiamo individuare con una buona approssimazione il centro dell’ombra e quindi il riferimento da considerare.

Be’, anche in questo caso possiamo stimare uno scarto tra la posizione effettiva e quella corretta (sull’asse della curva solstiziale) contenuto tra il mezzo centimetro ed il centimetro.

Considerando che qui l’ombra è lunga quasi 15 m la precisione riscontrabile è coerente con quella vista in estate, oscillando l’errore tra lo 0.07% e lo 0.03%, perciò mantenendosi mediamente sullo 0.05%.

Panoramica aerea (da 2 foto) del quadrante in funzioneoncludendo questo resoconto vorremmo aggiungere che siamo soddisfatti del lavoro svolto, oggettivamente più complesso ed impegnativo rispetto a quello che eseguiamo di solito, e per quest’opportunità siamo grati ai colleghi tecnici ed all’amministrazione comunale di Folignano.

Nel redigere un progetto come questo abbiamo affrontato aspetti tecnici molto interessanti e stimolanti, che ci siamo impegnati con grande interesse ad approfondire e sviscerare.

I risultati sono sotto gli occhi di tutti e ci gratifica vedere il nostro quadrante usato non solo come piazza, come arena, come terrazza ma anche come uno strumento didattico, quando bambini ed adulti si soffermano ad osservare il lento ma inesorabile scivolare delle ombre tra le linee, i numeri, i simboli, scandendo ora dopo ora e giorno dopo giorno lo scorrere del tempo, in quel gioco di riflessi incessante tra la Terra ed il Cielo.

SCHEDA TECNICA
Luogo Latitudine: 42°49'52.1" N
Longitudine: 13°38'29.3" E
Quadro Zona ovest Zona est
Incl.: 89.2°; Decl.: 64.1° E Incl.: 89.4°; Decl.: 19.9° E
Misure quadrante: 22×23 m
Gnomone Tipologia: stilo polare
Lunghezza: 662 cm
(Ortostilo ovest: 450 cm; Ortostilo est: 452 cm)
Diametro tubo: 20 cm; Diametro sfera: 40 cm
Anno 2008

~ Nota sulle foto panoramiche ~

Ciascuna immagine è stata ottenuta scattando a mano (senza cavalletto né testa panoramica) più fotografie, poi “ricucite” con un programma apposito. Eventuali “sbavature” nelle transizioni tra foto adiacenti sono da imputarsi all’aver operato a mano (spostando perciò involontariamente il punto di vista), in una sessione di ripresa improvvisata.

S·I·N·E S·O·L·E S·I·L·E·O