
Lavori
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Per chi non lo conoscesse non sarà difficile trovare informazioni, anche in rete, o andarlo a vedere proprio a Matelica, al Museo Piersanti, dov’è conservato; qui ricordiamo solo che si tratta di una sfera di marmo bianco di quasi trenta centimetri di diametro, di probabile origine greca, costruito duemila e più anni fa, rinvenuto nel 1985, con la superficie incisa con segni e scritte, e dalle funzioni cronometriche di orologio e di calendario. Con questa premessa si può capire il piacere e l’emozione che ci ha suscitato, sul finire del 2004, la richiesta di un appassionato matelicese di realizzare per casa sua un orologio-calendario solare che fosse al tempo stesso funzionale e decorativo. Costruire una meridiana proprio a Matelica ci avrebbe riempito d’orgoglio, visto il significato simbolico che in tutto il mondo lega il nome della cittadina marchigiana all’ars gnomonica.
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Il proprietario, che pur non essendo un esperto di gnomonica si era documentato e ci aveva mostrato gli esempi e gli spunti che aveva trovato, voleva un quadrante, non necessariamente rettangolare, largo un paio di metri (perché tale era lo spazio a disposizione sulla parete tra le finestre, con le persiane aperte, e una fascia in rilievo vicina allo spigolo – vedi fig. 3), racchiuso da una cornice, con all’interno, oltre allo schema orario e calendariale, una qualche decorazione, come un paesaggio, una scena, o una figura allegorica. Riguardo all’aspetto gnomonico, invece, il committente (chiedendo anche il nostro consiglio) optava per un orologio ad ore moderne (avendo escluso altri sistemi come l’italico o il babilonico) vere del fuso, con la classica equazione del tempo per correggerle in ore medie, e con 8 linee diurne (le 7 zodiacali più una personale) come calendario. Per lo gnomone, polare, sceglieva la soluzione a stella forata. Per quanto riguardava infine la tecnica, il materiale con cui realizzare il pannello, il cliente si affidava alle nostre proposte: l’unica raccomandazione da parte sua era sì che la tecnica consentisse sufficiente libertà espressiva per esaltare la valenza decorativa di cui sopra, ma soprattutto che il materiale impiegato garantisse la massima durevolezza all’opera, per mantenerne stabilmente le caratteristiche cromatiche e la presenza tutta anche di qui a cent’anni. Sulla base di queste richieste concordammo col proprietario un sopralluogo preliminare per prendere conoscenza del contesto, delle caratteristiche della casa e, naturalmente, per acquisire i dati essenziali per avviare il progetto (fig. 2): rilevammo così latitudine e longitudine da una carta topografica al 25'000, verificammo l’inclinazione nulla, cioè la verticalità, del piano con un livello, e ne rilevammo la declinazione con la tavoletta (declinometro), riscontrandola fortemente orientale, il che ci faceva già immaginare quale sarebbe stata la scorniciatura finale del quadrante: con molto spazio libero in basso a sinistra, dove inserire decorazioni ed annotazioni. Completate così le operazioni di rilievo, ed acquisiti i dati necessari al calcolo, proponemmo perciò al committente un pannello rettangolare largo due metri ed alto circa due metri e mezzo, o anche di più, visto che lo spazio in verticale era abbondante, da realizzare in maiolica, materiale che riunisce in sé proprio le caratteristiche desiderate: il pannello sarebbe stato composto di piastrelle quadrate di una quarantina di centimetri, e sarebbe stato accompagnato da uno gnomone realizzato in ottone. Ricevuta l’approvazione del cliente per questa soluzione e presi gli ultimi accordi, abbiamo proceduto con la seconda fase del lavoro: il calcolo ed il progetto dell’orologio-calendario.
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La scelta delle ore del fuso è stata ragionata e voluta dal committente, che l’ha preferita a quella delle ore locali (che invece alcuni prediligono), in seguito alle seguenti semplici considerazioni: 1) l’opera, una volta realizzata, sarebbe stata, volutamente, visibile da lontano, dalla strada, e da tutti, anche dai profani, dovendo perciò comunicare nella maniera più chiara possibile; 2) l’obiettivo finale dell’orologio (come in genere di tutti gli odierni orologi solari) sarebbe stato perciò quello di arrivare a fornire l’ora civile (che è quella che usiamo normalmente), che, forse all’insaputa dei profani, è un tempo “artificiale”, risultato di convenzioni e correzioni al tempo solare; 3) la naturale e genuina ora scandita dal Sole in cielo, però, è locale (ad es. quando il Sole transita culminando sul meridiano di un luogo, è mezzodì in quella località, e più in generale in tutte quelle con la stessa longitudine) e vera (ad es. se adesso il Sole transita, è mezzodì, indipendentemente dal fatto che il mezzodì di dieci giorni fa possa non essere scoccato esattamente da 240 ore: potrà essere scoccato qualche minuto prima o qualche minuto dopo, a causa dell’andamento incostante del Sole);
5) un orologio solare genuino, quindi, che segnasse l’ora locale vera, “sgarrerebbe” in modo più o meno accentuato (secondo il luogo e la stagione), e con un comportamento probabilmente incomprensibile ed inaccettabile per il profano che leggendo l’ora si aspettasse che coincidesse sempre con quella del suo orologio da polso; 6) per “convertire” in ora civile la naturale ora solare sono perciò necessari un paio di ritocchi (applicabili in qualsiasi ordine): un ritocco per correggere l’ora locale nell’ora del meridiano di riferimento ufficiale (per l’Italia, quello “dell’Etna”: 15° E), e l’altro per correggere l’ora vera, ma incostante, in quella media e costante; 7) l’ideale, allora, sarebbe poter disegnare le linee orarie in un modo che tenesse conto di entrambe queste inevitabili correzioni già nel loro stesso disegno, nella loro stessa forma, e così facilitare la lettura all’osservatore: ma questo, purtroppo, non è possibile a meno di rinunciare alla linearità ed alla semplicità dello schema orario classico; 8) in realtà l’unica correzione applicabile in modo “trasparente” nel disegno stesso delle linee, mantenendo la semplicità dello schema classico, è quella all’ora locale: in questo modo già si può recuperare, in Italia occidentale, anche mezz’ora di scarto (circa 8 minuti a Matelica); 9) l’altra necessaria correzione è quella all’ora vera, ottenibile disegnando nel quadrante, vicino alle linee orarie, la classica equazione del tempo, che consente così di correggere gli scarti residui (che possono raggiungere circa un quarto d’ora); 10) per “contenere i danni”, quindi, e comunicare con l’ombra dello gnomone sia ai profani, ai distratti o ai frettolosi, sia agli osservatori più attenti l’ora che più si avvicini a quella “cercata”, che è quella civile, il nostro committente ha scelto il suddetto sistema intermedio della correzione-fuso nel disegno delle linee orarie, delegando all’equazione del tempo la rimanente correzione del tempo vero in tempo medio, contenuta comunque entro il quarto d’ora circa. Con queste impostazioni, perciò, abbiamo eseguito il calcolo delle linee orarie (scandendole con passo di mezz’ora), ottenendo lo schema desiderato. In basso, nello spazio libero all’interno del quadrante, avrebbe trovato posto l’equazione del tempo, per correggere, come s’è detto, l’ora vera in ora media (fig. 4). Per quanto riguarda l’altra funzione cronometrica, quella calendariale, abbiamo calcolato e tracciato le classiche 7 linee diurne zodiacali, secondo la scelta della committenza, che ha seguito la tradizione (e per non appesantire il quadrante con troppe linee, grazie al fatto che le zodiacali coincidono due a due, escluse le solstiziali, al contrario, ad esempio, delle 12 d’inizio mese). In aggiunta alle zodiacali, come s’è detto, abbiamo calcolato e disegnato anche una linea diurna in più, corrispondente alla data del 16 ottobre (che è mediamente la stessa del 25 febbraio), con la quale il proprietario voleva celebrare una ricorrenza familiare (fig. 4). Naturalmente lo sviluppo delle linee, sia orarie sia diurne, la “forma” dello schema cronometrico così come è scaturito dal calcolo, ha confermato la forte declinazione orientale della parete, subito riscontrata in fase di rilievo.
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Per quanto riguarda il disegno delle linee orarie, abbiamo impostato uno spessore maggiore ed un colore più scuro per le ore intere, minore e più chiaro per le mezz’ore, mentre per la numerazione, abbiamo usato, com’è consuetudine nei moderni orologi solari, un doppio sistema: sia quello classico, per la cosiddetta “ora solare”, in vigore in autunno ed in inverno, sia quello d’introduzione più recente, per la cosiddetta “ora legale”, in vigore in primavera ed in estate, che è aumentata di un’ora rispetto all’altra. Per distinguere le due numerazioni, oltre che inserire due apposite diciture nel quadrante, abbiamo usato una doppia ed evidente simbologia: il colore blu (associato all’idea del freddo) per le ore “invernali”, ed il colore rosso (associato all’idea del caldo) per le ore “estive”; inoltre abbiamo usato, rispettivamente, i numeri romani, più classici, e gli indo-arabi, più moderni. La numerazione romana, per le ore “invernali”, ha trovato posto naturalmente in alto, all’esterno della linea sostiziale invernale, dove più vicino scorre l’estremità dell’ombra dello gnomone in quei mesi; viceversa, la numerazione indo-araba, per le ore “estive”, compare in basso (e sulla destra, per motivi di spazio), all’esterno della linea solstiziale estiva, vicino alla quale si allunga l’ombra dello gnomone in quel periodo. Entrambi i sistemi seguono il doppio ciclo da 12 ore, ripartendo con 1, 2 ecc. dopo mezzodì, anziché continuare con 13, 14 ecc. (fig. 5).
Naturalmente è apparso scontato disporre i simboli all’estremità destra delle linee diurne, a ridosso del bordo orientale del pannello, dove lo spazio è maggiore, anziché accavallarli a sinistra, dove le linee si infittiscono. Invece va specificato che è del tutto arbitrario l’andamento orario seguito dagli stessi nella loro scansione mensile tra le linee diurne: ad esempio, percorrendo lo zodiaco tra fine autunno ed inizio inverno (in alto) si sale dal sagittario al capricorno, e poi da questo si scende “girando” verso destra, cioè in senso orario, all’acquario, e così via. Be’, questo dipende esclusivamente dal fatto che le coppie di segni omologhi su ciascuna linea sono tracciati col più tardo (considerando l’ordine dei mesi dell’anno, da gennaio a dicembre) a sinistra: sagittario-acquario, scorpione-pesci, bilancia-ariete ecc. Se invece si fossero disegnati in ordine inverso (acquario-sagittario, pesci-scorpione, ariete-bilancia ecc.), allora il percorso del Sole lungo lo zodiaco avrebbe idealmente seguito un andamento in senso antiorario. Tutto qui. Ma questa, come s’è detto, è solo una scelta estetica del tutto arbitraria, e senza alcun significato effettivo.
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Parlando col committente ed avendone compresi i gusti e le aspettative, e considerando che l’estendersi soprattutto in verticale dello spazio libero (oltretutto più ampio sotto che sopra) suggeriva l’inserimento di una figura umana (in piedi o seduta) intorno alla quale collocare le scritte, le annotazioni, soprattutto il motto, abbiamo quasi subito trovato il soggetto a cui rifarci: una figura femminile (ispirata all’opera del grande Mucha), un’allegoria, una musa, dalle morbide forme e lo sguardo sognante (fig. 7), che con la sua presenza attirasse lo sguardo del passante e lo invitasse a soffermarsi sul significato dello scorrere del tempo, grazie anche al motto (da una frase di Seneca scritta a Lucilio), che stampato su un nastro di seta fluttuante attorno alla donna, contribuisse a riempire ed a vivacizzare lo spazio all’interno del quadrante. A coronamento di tutto ciò una cornice vegetale, semplice e leggera (fig. 8). Bisogna dire che in realtà l’intera genesi è durata alcune settimane, sviluppandosi attraverso diverse soluzioni alternative (riguardo a stile, colori, cornici, figure ecc.) ed altrettanti bozzetti sottoposti al cliente (col quale eravamo in costante contatto telematico) e via via scartati: solo al termine, avendo concordato tutti i dettagli, ci siamo potuti dire certi di poter passare alla fase successiva, ma non ancora alla realizzazione vera e propria del pannello... Infatti il proprietario della casa, pur avendoci dimostrato la sua fiducia, voleva rendersi conto dei risultati che la maiolica avrebbe consentito, e lo voleva fare prima di affrontare il grosso del lavoro: perciò, d’accordo con la nostra ceramista, abbiamo preparato alcuni campioni con altrettante porzioni del quadrante che ne mettessero in evidenza vari particolari (la cornice, i simboli zodiacali, la figura centrale ecc. – vedi fig. 11) e li abbiamo sottoposti al giudizio del committente, che così ha potuto toccare con mano il materiale ed apprezzare l’aspetto della superficie, i colori, il tratto, il “sapore” della maiolica, e convincersi della bontà della scelta effettuata, e così darci l’approvazione definitiva al completamento del lavoro.
Da quel momento (primavera 2005) la ceramista ha così finalmente potuto mettersi al lavoro ed affrontare il non facile compito di realizzare un pannello decorato largo 200 cm ed alto 280 cm, composto da 35 piastrelle 40×40 cm, mantenendo il rigore e la precisione nel tratto delle linee orarie e diurne (dovendo rispettare il disegno esecutivo), e al tempo stesso concedendosi la libertà espressiva che sempre spetta all’artista, trasmettendo all’opera il sapore del tocco manuale, ben visibile dalle palpitanti pennellate di smalto. Le fasi della lavorazione delle piastrelle sono state quelle ben note, che chiunque s’interessi di maiolica conosce: partendo dai “biscotti” (le piastrelle grezze), questi sono stati smaltati (figg. 9), poi “spolverati” (cioè vi si è trasferito il disegno con la classica tecnica dello spolvero: bucherellando i profili del disegno e battendoci sopra un tampone riempito di finissima polvere nera); poi il disegno così punteggiato è stato completato dipingendolo con gli smalti (fig. 10), ed infine cuocendo le piastrelle al forno. L’intero processo è durato qualche settimana.
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Come s’è detto, lo gnomone sarebbe stato del tipo a piastra forata, sotto forma di una stella a 12 punte, montata all’estremità di uno stilo polare: è una classica ed elegante soluzione per manufatti di questo tipo, cioè per orologi che al tempo stesso sono anche calendari. Ricordiamo che in un orologio solare che svolga solo quella funzione la lunghezza dello stiilo polare non ha un’effettiva importanza, mentre in orologi-calendari, come il nostro, dovendosi leggere un riferimento, oltre che alle linee orarie, anche alle linee diurne, questo va evidenziato dalla posizione dell’estremità dell’ombra dello stilo polare, oppure, come abbiamo fatto noi, dal raggio luminoso che passa attraverso il foro al centro della stella (foro posizionato proprio per questo in corrispondenza dell’estremità dello gnomone teorico usato nel calcolo). Per realizzare lo gnomone abbiamo preparato una lastra d’ottone da 4 mm, tagliandola a getto d’acqua in un’officina meccanica, dandole la forma e le dimensioni di una stella da 15 cm (tra punte opposte), con un foro da 15 mm al centro opportunamente svasato (per accogliere meglio i raggi di Sole che durante il giorno e durante l’anno sarebbero provenuti sempre da direzioni diverse) e con una punta tronca (fig. 12) per inserirla in testa al tondo, sempre d’ottone, da 12 mm, opportunamente piegato e dimensionato in lunghezza (fig. 13), per far sì, naturalmente, che la posizione del foro, una volta assemblato il tutto e fissato lo gnomone nella parete, venisse a trovarsi esattamente nel punto gnomonico, cioè nel punto previsto dal calcolo rispetto al quadrante ed alle sue linee (in particolare facciamo notare che la lunghezza finale dello gnomone polare teorico risultava di 402 mm, scaturita dal dimensionamento dell’ortostilo a 250 mm – vedi anche fig. 15).
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La prima parte dell’operazione (il fissaggio delle piastrelle), sebbene delicata e da eseguire con cura, si è svolta senza difficoltà, nel modo che segue:
Al termine, dopo circa tre ore di lavoro, l’installazione del pannello in maiolica poteva dirsi conclusa. Rimaneva da completare la seconda parte dell’installazione dell’orologio-calendario: il posizionamento dello gnomone.
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Inoltre, essendo lo gnomone (cioè la sua base, il punto in cui entra nel muro) esterno al pannello in maiolica, non ci sarebbe stato bisogno di bucare una o più piastrelle (operazione in quel caso da farsi preferibilmente prima...), né di accorgimenti particolari. Dunque lo gnomone, di “forma” polare, sarebbe stato infisso nel muro, ma perpendicolarmente (per praticità) e non “polarmente”: per questo il tondo era stato preventivamente piegato a gomito (naturalmente nel punto giusto, con una lunghezza opportuna e dell’angolo calcolato), come si vede nella fig. 13. Perciò nel punto previsto (tenendo conto, naturalmente, dell’arretramento della superficie del muro sulla quale praticare il foro rispetto a quella di riferimento, nel calcolo, delle piastrelle, come si può vedere nel disegno esecutivo in fig. 15), alcune file di mattoni sopra il bordo superiore del pannello, all’esterno delle piastrelle, abbiamo praticato col trapano il foro, del diametro di 15 mm e profondo 10-12 cm.
Giunti così finalmente al momento cruciale, abbiamo cosparso il tratto da murare del tondo (lungo 10-11 cm ed inciso con tacche per irruvidirlo e migliorarne l’aderenza) con una resina a presa rapida, e lo stesso abbiamo fatto con l’interno del foro (con l’apposita siringa); poi abbiamo inserito lo gnomone nel foro (rimuovendo la resina in eccesso che fuoriusciva), dove lo abbiamo posizionato nel modo previsto, “registrandone” sporgenza, rotazione ed inclinazione: tutto questo in pochi minuti, giusto il tempo che la resina facesse presa e lo bloccasse definitivamente in posizione.
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L’opera fa bella mostra di sé sia vista da vicino (fig. 1) sia vista da lontano (fig. 18), come un grande quadro, proprio come voleva il committente, ed il risultato è di grande effetto. Oltre però all’aspetto formale, alla valenza estetica del nostro orologio-calendario, va ricordato naturalmente anche il significato tecnico dell’intervento: stiamo parlando di un “meccanismo” cronometrico che grazie ai cicli solari diurni e stagionali segna le ore e i minuti, i mesi e i giorni, e lo fa diligentemente ed in modo silenzioso. La precisione, sia come orologio sia come calendario, è sufficientemente alta e riesce ancora a far meravigliare chi lo osserva ed a fargli pensare, ci auguriamo, che straordinario fenomeno siano i ritmi di quell’organismo vivente che è la Natura.
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T · E · M · P · U · S T · A · N · T · U · M N · O · S · T · R · U · M E · S · T