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Progettazione e Realizzazione di Orologi Solari |

Lavori
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Fig. 1 - Il monolito in travertino |
el 1996 la Camera di Commercio
di Ascoli Piceno bandiva un concorso per promuovere luso del travertino locale, e
rilanciare così una delle attività storiche del Piceno, quella estrattiva, sopita da
tempo (per chi non conosce Ascoli: è una città il cui centro storico, chiese e palazzi,
è interamente costruito in travertino).
Il concorso prevedeva la realizzazione di opere di scultura e di arredo urbano o sacro realizzate con travertini ascolani.
Il 28 febbraio 1997, ultimo giorno utile per la presentazione dei progetti, il nostro studio si iscriveva al concorso proponendo, ovviamente, un orologio solare.
Dobbiamo dire per onestà che non fu affatto difficile preparare il progetto, principalmente per due motivi.
Primo, perché eravamo attrezzati con strumenti informatici (come molti altri gnomonisti, del resto) che ci consentono di calcolare e disegnare un orologio allistante.
Secondo, perché la scelta del soggetto, un orologio isolato, che avevamo immediatamente immaginato sulla superficie di un monolito, superficie che potevamo disporre come volevamo, ci dispensavano da unoperazione altrimenti importante e delicata come quella del rilievo, che normalmente si effettua nel classico caso della meridiana a parete. Perciò fu scontato concepire un quadrante con la superficie rivolta a sud e verticale: non avevamo motivo di fare diversamente.
Questa scelta ci consentiva tra laltro di ottenere uno schema simmetrico (calcolando lora locale, non inserendo cioè la differenza-fuso), che per il disegno che avevamo in mente non guastava, anzi. Lunico vincolo, semmai, era la posizione geografica, ma rimanendo nellambito della città (non potevamo prevedere con precisione dove sarebbe stato collocato) anche un primo darco costituiva unapprossimazione accettabile.

oggetto, una specie di
menhir o totem di pietra, non avrebbe presentato alcuna difficoltà di realizzazione:
un monolito dagli spigoli arrotondati e lavorato a
bassorilievo, alto fuori terra 2.40 m, largo 1.20 m e profondo 0.60 m (dunque con
dimensioni in rapporto di 4:2:1).
Il quadrante dellorologio avrebbe dovuto avere, nelle nostre intenzioni, un aspetto classicheggiante, per inserirsi con discrezione in una piazza o in un giardino del centro storico.
Perciò immaginammo il disegno di un Sole avvolto da raggi serpeggianti, corrispondenti alle ore diurne, riportate in numeri romani lungo un nastro; una corona circolare intorno al disco solare avrebbe recato i simboli dello zodiaco (esclusivamente decorativi) ed il classico motto che invitasse a riflettere sul trascorrere del tempo, comè consuetudine in questi manufatti.
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Fig. 2 - Schema dellorologio con linee diurne, punti dintersezione di queste con quelle orarie, e disegno di completamento sovrimpresso |
In quattro e quattrotto impostammo il calcolo di un orologio ad ore moderne vere (non medie) locali (non del fuso) con passo di mezzora: eseguimmo il calcolo col nostro programma Phoebus, ottenendo il disegno già pronto dello schema di linee orarie e linee diurne.
Sebbene queste ultime non fossero realmente necessarie, dato che avevamo previsto di non far lavorare lorologio come calendario, e di non doverle quindi tracciare, ci servivano però per dimensionare il quadrante: in pratica ci aiutavano a controllare che lombra dello stilo durante lanno camminasse in una fascia il più possibile compresa tra il disco solare e il nastro con le ore.
Ottenere ciò fu molto semplice. Come si vede in fig. 2, in un programma di CAD sovrapponemmo lo schema scaturito dal calcolo (le linee orarie e quelle diurne) col disegno di completamento (Sole, corona e nastro) che avevamo tracciato sulla base dello schema stesso (landamento dei raggi ricalca quello delle linee orarie, non è un disegno preconfezionato, buono per tutti i quadranti ed appiccicato lì sopra, ma va rifatto di volta in volta): tutto ciò che dovevamo fare a quel punto era di scalare opportunamente il disegno, ingrandendolo o rimpicciolendolo in tempo reale, mantenendo fermi lo schema e lo stilo, fino a vedere quando la fascia compresa tra il mento del Sole ed il nastro con le ore avesse abbracciato il fascio di linee diurne. A quel punto avremmo potuto bloccare il disegno su quelle dimensioni, avendo perciò la certezza che lombra dello stilo, o meglio la sua punta, non sarebbe mai scappata fuori di quei confini.
Al solstizio dinverno, infatti, lestremità dellombra corre lungo la curva blu, che sfiora il mento del Sole e si mantiene sempre sui raggi, cioè sulle linee orarie, consentendo quindi la lettura dellora; così al solstizio destate lombra, allungatasi, corre con la sua estremità sulla curva rossa: in questultimo caso anche se nelle ore del mattino o del pomeriggio lestremità dellombra scappa via allungandosi oltre il nastro con i numeri, non importa, essendo lombra tutta a segnare lora, certo non solo la sua estremità.
Definito dunque il disegno e fissatene le proporzioni rimaneva soltanto di stabilirne le dimensioni.
Avendo a disposizione un blocco di travertino largo 120 cm fissammo a 110 cm la larghezza dellorologio (lingombro del nastro) che risultò così essere alto 88 cm; lo stilo, un semplice tondino dottone, sarebbe risultato lungo 20 cm esatti, con un ortostilo di 14.7 cm.

Come detto, lorologio vero e proprio, il quadrante, avrebbe segnato sì le ore moderne, che si contano dalla mezzanotte, ma ore vere, cioè non corrette per il tempo medio, in ritardo in certi periodi dellanno ed in anticipo in altri rispetto al nostro tempo civile, comè normale nelle meridiane; inoltre avrebbe segnato, per una nostra precisa scelta, il tempo locale, cioè del proprio meridiano (per Ascoli 13°35' E), anziché quello del fuso di riferimento (per lItalia 15° E).
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Fig. 3 - Lequazione del tempo localizzata (qui valida per la longitudine di Ascoli Piceno) |
Il motivo di ciò è che ci piaceva in questo modo conferire allorologio un sapore più naturale, più tradizionale, meno esasperato dalle forzature e dalle convenzioni moderne, farlo essere cioè un orologio veramente solare: poi, tuttal più, avremmo apportato le necessarie correzioni per esprimere il tempo civile, ma solo in un secondo momento.
Perciò inserimmo, comè consuetudine, le correzioni del caso tracciando un grafico al di sotto del quadrante, proprio al centro della superficie del monolito: il grafico in questione è ovviamente lequazione del tempo, ma con una duplice funzione, comprendente cioè sia la correzione per il tempo medio che la correzione in longitudine (fig. 3).

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Fig. 4 - Particolare del quadrante con i raggi del Sole come linee orarie |
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resentato così alla Camera di
Commercio il progetto appena descritto rimanemmo in attesa degli sviluppi.
Dopo alcuni mesi, a settembre 97, ricevemmo una comunicazione della Commissione che ci invitava a realizzare materialmente il nostro progetto (finanziandolo, come da bando).
A quel punto col nostro scultore individuammo una cava di travertino della zona e scegliemmo la pietra: fummo fortunati nel trovare una vena compatta, uniforme, porosa quanto basta, con tenui venature di colore nocciola appena percepibili che avrebbero costituito un motivo di abbellimento col loro andamento obliquo rispetto alla faccia scelta per lorologio.
Quindi il nostro artista si mise al lavoro ed affrontò come prima operazione la sbozzatura e la sagomatura del parallelepipedo per arrotondarne tutti gli spigoli e i vertici secondo il disegno esecutivo, quindi poté dedicarsi alla fase più importante e delicata dellintero lavoro: ricalcare e scolpire a bassorilievo il disegno dellorologio, che avevamo stampato su carta a grandezza naturale.
Operazione preliminare al resto fu praticare il foro obliquo, circa a 45° e di misura abbondante, che avrebbe accolto lo gnomone.
Per diversi giorni, sotto gli incessanti attacchi di fresa e scalpello, il blocco di travertino pian piano cominciò a prendere forma, ad assumere significato e dignità ed a trasformarsi in un piccolo monumento: in un orologio solare.
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Fig. 5 - Il monolito in travertino nella sua collocazione attuale, in piazza della Viola |
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In poche settimane, compresa qualche pausa, il lavoro fu completato.
Dopo le levigature e le ultime puliture ripassammo con smalto blu le incisioni delle scritte, i numeri romani delle ore, i segni zodiacali, il motto latino; ma soprattutto fissammo il tondino dottone dello stilo, operazione molto delicata, che se eseguita male può vanificare tutti gli sforzi compiuti nella progettazione e nella realizzazione di un orologio (fig. 4).
Il lavoro era finito: allinizio del 1998 consegnammo lopera alla Camera di Commercio (fig. 5).

opo qualche
mese, alla fine della primavera, fummo richiamati per dirigere loperazione di
installazione del monumento nel luogo prescelto: la Camera di Commercio, daccordo
col Comune, aveva destinato lopera ad una piazza del centro di Ascoli Piceno, piazza
della Viola (fig. 6), sul lato nord di questa ovviamente, con tutto lo spazio aperto
davanti a sé, verso sud, dove è rivolta.
Usando un camion e una gru piazzammo il monolito sul muretto in pietra che delimita il piccolo giardino al margine della piazza.
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Fig. 6 - Ascoli Piceno: piazza della Viola, tra il Duomo e corso Mazzini |
Pur facendo attenzione ad imporre al blocco il corretto orientamento, rivolto perfettamente a sud e perfettamente verticale, dato che per quella condizione lavevamo calcolato e progettato, non è stato facile ottenere la dovuta precisione: in primo luogo perché obiettivamente non è facile ed è anche pericoloso maneggiare un arnese del genere (è pur sempre un sasso di quasi 4 tonnellate!), sospeso a delle funi, anche con quattro uomini a spingerlo, ruotarlo ed inclinarlo; in secondo luogo perché la procedura dinstallazione non fu preparata accuratamente dai tecnici come ci aspettavamo, ma venne improvvisata sul momento e dovette svolgersi frettolosamente, addirittura paralizzando il traffico (la piazza è usata come parcheggio, con conseguente carosello ininterrotto di automobili), innervosendo gli automobilisti, innervosendoci noi stessi, e richiamando lattenzione di severi vigili urbani, coi quali purtroppo non erano stati presi accordi preventivi...
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Morale della favola: lorologio fa uno o due gradi, sia in orizzontale che in verticale, e di conseguenza arriva a sgarrare di una decina di minuti.
Se però si considera che la sua collocazione attuale è probabilmente da considerarsi provvisoria, come dichiarato dalla Camera di Commercio e dal Comune prima dellinstallazione, cè da aspettarsi che venga rimosso e sistemato altrove (organizzandosi meglio).
Ma come si sa, molte condizioni in questo paese rimangono eternamente provvisorie...
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